Lo stress termico sul lavoro è lo stato di grave affaticamento dell’organismo causato dall’incapacità di regolare la temperatura corporea in presenza di calore estremo e umidità.
Questo aggiornamento, a cura di Luca Pagani, Founder di Tecnoliving Srl, analizza obblighi normativi, rischi e strumenti operativi per la tutela della salute nei mesi più critici.
In Italia, nei mesi di giugno e luglio, scattano precisi obblighi per i datori di lavoro secondo il D.Lgs 81/2008, con la possibilità di richiedere la Cassa Integrazione (CIGO) sopra i 35°C.
1. Rischio microclima nel d.lgs 81/08: il quadro normativo nazionale
Il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro definisce il microclima e le temperature estreme come un agente fisico di rischio.
- Articolo 181 (D.Lgs 81/08): Impone al Datore di Lavoro l’obbligo di inserire la valutazione del rischio stress termico all’interno del DVR (Documento Valutazione Rischi).
- Allegato IV, Punto 1.9: Stabilisce che la temperatura nei locali di lavoro deve essere adeguata all’organismo umano durante il tempo di lavoro, considerando l’attività fisica richiesta.
- Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO): Secondo le linee guida INPS e INAIL, le aziende possono sospendere le attività all’aperto (es. edilizia, agricoltura) richiedendo la Cassa Integrazione quando la temperatura reale o percepita supera i 35°C.
1.1 Ordinanze regionali per il caldo estivo (giugno e luglio)
Nelle regioni d’Italia più esposte (Puglia, Sicilia, Calabria, Campania, Toscana, Emilia-Romagna), i Presidenti di Regione emanano Ordinanze contingibili e urgenti che introducono il divieto assoluto di lavoro nelle ore di picco (12:30 – 16:00) nei settori agricolo ed edile, quando i bollettini indicano un rischio termico “ALTO”.
2. Focus per HSE e RSPP: metodologie di valutazione strumentale del rischio
Per i professionisti della sicurezza, la semplice percezione empirica del caldo non è sufficiente a giustificare le misure di tutela o la richiesta di CIGO. La valutazione del rischio microclima severo caldo deve seguire rigorosi standard tecnici.
L’indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature)
La norma tecnica di riferimento per gli ambienti severi caldi è la UNI EN ISO 7243. L’indice WBGT combina la temperatura dell’aria, l’umidità relativa, la ventilazione e l’irraggiamento solare.
- Perché è fondamentale per l’RSPP: Permette di stabilire matematicamente il rapporto ottimale tra tempi di lavoro e tempi di recupero (es. 50% lavoro e 50% pausa) in base al dispendio energetico della mansione.
L’Indice PHS (Predicted Heat Strain)
Regolato dalla norma UNI EN ISO 7933, questo indice viene utilizzato dagli HSE Manager per valutazioni più approfondite, in quanto calcola la sollecitazione termica prevedibile sul corpo umano analizzando l’isolamento termico del vestiario (valore Clo) e il tasso di sudorazione richiesto per mantenere l’equilibrio termico.
Accanto agli indici WBGT e PHS, esistono modelli specifici per valutare l’isolamento termico del vestiario e il rischio di raffreddamento o surriscaldamento.

3. Effetti dello stress termico sul corpo del lavoratore
L’esposizione al caldo nei mesi di giugno e luglio è rischiosa poiché l’organismo non ha ancora completato l’acclimatazione. I medici del lavoro evidenziano quattro stadi clinici causati dall’esposizione a temperature elevate:
- Colpo di sole: Eritemi, cefalea e vertigini per esposizione diretta ai raggi solari sulla testa.
- Crampi da calore: Spasmi muscolari dolorosi dovuti alla perdita di elettroliti e sali minerali con la sudorazione.
- Esaurimento da calore: Astenia profonda, ipotensione, tachicardia e nausea. Il corpo è al limite della termoregolazione.
- Colpo di calore (Emergenza Medica): Temperatura corporea superiore a 40°C, assenza di sudorazione, perdita di coscienza. Rischio di danni d’organo irreversibili e morte.
Nota per l’RSPP: Lo stress termico agisce come moltiplicatore del rischio infortuni. La disidratazione riduce la prontezza di riflessi, offusca la vista e causa cali di pressione, aumentando drasticamente il rischio di cadute dall’alto o incidenti nell’uso di macchinari complessi.

4. Gestione aziendale avanzata: integrazione con i modelli 231 e sorveglianza sanitaria
Un’efficace gestione del rischio calore richiede il coordinamento tra il reparto HSE, le Risorse Umane e il Medico Competente.
Il ruolo del medico competente e le “mappe di acclimatazione”
Il Medico Competente deve identificare preventivamente i lavoratori ipersuscettibili (soggetti affetti da patologie cardiovascolari, renali, diabete, o donne in stato di gravidanza). Inoltre, nei mesi di giugno e luglio, i professionisti consigliano di implementare programmi di acclimatazione per i neo-assunti, aumentando gradualmente il carico di lavoro nei primi 7-14 giorni di esposizione al caldo.
Stress termico e responsabilità amministrativa (D.Lgs. 231/01)
Un infortunio grave causato da colpo di calore, in un’azienda priva di procedure scritte di monitoraggio meteo, può essere configurato come reato presupposto di omicidio colposo o lesioni gravi con violazione delle norme antinfortunistiche. Questo attiva la responsabilità amministrativa dell’ente (D.Lgs. 231/01), esponendo la società a sanzioni pecuniarie interdittive devastanti per carenza del Modello di Organizzazione e Gestione (MOG).
5. Sanzioni e multe per la mancata valutazione del rischio termico
Il mancato rispetto della normativa sulla sicurezza comporta pesanti sanzioni civili e penali per la società e le figure apicali:
| Violazione normativa | Tipo di sanzione | Entità della pena / multa |
| Omessa Valutazione del Rischio (DVR) | Arresto o ammenda | Arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da 2.500€ a 6.400€ |
| Mancata adozione misure preventive | Arresto o ammenda | Arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da 1.500€ a 6.000€ |
| Violazione ordinanze regionali | Penale (Art. 650 c.p.) | Arresto fino a 3 mesi o ammenda per inosservanza autorità |
| Infortunio grave o colpo di calore fatale | Omicidio / Lesioni colpose | Reclusione fino a 7 anni (con aggravante antinfortunistica) |
6. Linee guida organizzative: soluzioni pratiche per l’HSE Manager
La gerarchia delle misure di prevenzione (tecniche, organizzative e procedurali) deve essere strutturata dall’HSE attraverso un piano d’azione operativo chiaro:
- Soluzioni tecniche: Installazione di nebulizzatori nei punti di sosta, schermature solari fisse o semoventi nei cantieri, utilizzo di estrattori d’aria e ventilatori industriali negli ambienti chiusi.
- Soluzioni organizzative: Introduzione del sistema “Buddy System” (lavoro in coppia per monitorarsi a vicenda), predisposizione di aree di raffrescamento (cooling stations) con disponibilità di integratori idrosalinici.
- Digitalizzazione del Rischio: Utilizzo di applicativi o piattaforme (come i sistemi basati sui dati istituzionali Worklimate) per inviare alert automatici ai preposti quando l’indice di calore supera la soglia di guardia nella specifica area geografica del cantiere.
Domande frequenti sullo stress termico sul lavoro
Quando scatta la cassa integrazione per il caldo?
La Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) può essere richiesta dalle aziende quando la temperatura registrata dalle stazioni meteo o quella percepita supera i 35°C, rendendo rischioso il lavoro all’aperto.
Quali sono i primi sintomi del colpo di calore sul lavoro?
I segnali d’allarme includono pelle calda e completamente secca, assenza di sudore, confusione mentale, vertigini e una temperatura corporea sopra i 40°C. È un’emergenza medica da codice rosso.
La misurazione dell’indice WBGT è sempre obbligatoria nel DVR?
Diventa indispensabile ogniqualvolta la valutazione preliminare del microclima evidenzi condizioni di “ambiente severo caldo” (per attività all’aperto nei mesi estivi o vicino a impianti termici industriali), al fine di quantificare il rischio secondo la norma UNI EN ISO 7243.
Per calcolare l’indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature), i professionisti HSE e gli RSPP devono fare riferimento alla norma tecnica UNI EN ISO 7243. L’indice non si limita a misurare la temperatura dell’aria, ma integra l’effetto dell’umidità, dell’irraggiamento termico e della ventilazione.
La misurazione avviene utilizzando una centralina microclimatica dotata di tre sensori specifici, le cui letture vengono combinate attraverso formule matematiche differenziate a seconda della presenza o meno dell’irraggiamento solare diretto.
1. I Parametri di misurazione
I tre sensori fondamentali della centralina rilevano:
- Nw (Temperatura a bulbo umido a ventilazione naturale): Riflette l’effetto dell’umidità e della velocità dell’aria sulla capacità di evaporazione del sudore.
- Tg (Globotemperatura): Misurata al centro di una sfera di rame nera opaca, rileva il calore radiante proveniente da sole, macchinari o pareti calde.
- Ta (Temperatura a bulbo secco): La normale temperatura dell’aria schermata dalle radiazioni.
2. Le formule di calcolo
L’algoritmo matematico varia in base all’ambiente di lavoro:
Fuori dal sole diretto (ambienti indoor o all’aperto all’ombra)
In assenza di radiazione solare diretta, l’equazione esclude la temperatura a bulbo secco poiché il calore radiante ambientale è già assorbito dal globotermometro:
WBGT = 0.7 x Tnw + 0.3 x Tg
Sotto il sole diretto (Ambienti outdoor, es. cantieri edili o agricoltura a giugno/luglio)
In questo caso, l’impatto del sole diretto richiede una ponderazione della temperatura dell’aria per bilanciare l’effetto dell’irraggiamento sulla sfera nera:
WBGT = 0.7 x Tnw + 0.2 x T_g + 0.1 x T_a
3. Come l’RSPP applica i Valori Limite di Riferimento (TLV)
Una volta calcolato il valore numerico del WBGT (es. 28°C), l’RSPP non ha ancora finito. Questo dato deve essere confrontato con i limiti d’azione stabiliti dalla norma in base al metabolismo energetico della mansione ($M$), calcolato secondo la norma UNI EN ISO 8996.
Maggiore è lo sforzo fisico (espresso in Watt), più bassa sarà la temperatura WBGT massima tollerabile dall’organismo prima di dover introdurre pause obbligatorie.
| Classe di Attività | Tipo di Sforzo Fisico | Esempio di Mansione | Valore Limite WBGT (Soggetto Acclimatato) |
| M1 – Riposo / Leggero | < 130 w | Lavoro d’ufficio, postazione seduta | 30 °C |
| M2 – Moderato | 130 – 215 w | Lavoro al banco, guida di macchine edili | 28 °C |
| M3 – Pesante | 215 – 300 w | Carpenteria stradale, bracciante agricolo | 26 °C |
| M4 – Molto Pesante | > 300 w | Scavo manuale, movimentazione carichi continui | 25 °C |
⚠️ Correzione per l’abbigliamento (Valori di Clo): Se il lavoratore indossa tute protettive in tessuto non tessuto (es. amianto o chimico) o DPI pesanti che impediscono la traspirazione, l’RSPP deve applicare un fattore di correzione sommandolo al WBGT misurato (tipicamente da $+1$ a $+12\text{ °C}$), abbassando drasticamente i tempi di tolleranza.
4. Determinazione del ciclo lavoro-pausa
Se il valore WBGT misurato supera il limite d’azione della tabella, l’HSE Manager deve istituire una turnazione geometrica dei tempi di recupero all’ombra o in area climatizzata. Ad esempio, per un’attività Pesante (M3) in un cantiere estivo con WBGT calcolato a 29°C (che supera il limite di 26°C), la programmazione oraria dovrà essere rimodulata seguendo questo schema di efficacia:
- 28 °C: 75% Lavoro − 25% Pausa (ogni ora)
- 30 °C: 50% Lavoro − 50% Pausa (ogni ora)
- 32 °C: 25% Lavoro − 75% Pausa (ogni ora)
- $> 32,5 \text{ °C}$: Sospensione delle attività e ricorso alla Cassa Integrazione (CIGO).
Conclusioni
Gestire correttamente il rischio microclima non è solo un obbligo normativo, ma una leva strategica per prevenire infortuni e garantire continuità operativa.
Come evidenziato da Luca Pagani, Founder di Tecnoliving Srl, integrare valutazione tecnica, organizzazione e strumenti di monitoraggio è oggi indispensabile per affrontare lo stress termico sul lavoro in modo efficace e conforme.
Luca Pagani
Tecnoliving Srl
