In molti settori industriali, dalla chimica alla bonifica di amianto, passando per la carpenteria e la saldatura, le maschere di protezione respiratoria sono l’ultimo e fondamentale baluardo tra la salute dell’operatore e un ambiente tossico o letale. Tuttavia, consegnare una maschera a un lavoratore non basta: se il facciale non aderisce perfettamente al volto, la protezione diminuisce o si azzera del tutto.
Per capire come garantire una tenuta perfetta attraverso le prove di aderenza (Fit Test), abbiamo intervistato Emanuele Morbidoni, esperto di sicurezza sul lavoro e dispositivi di protezione individuale.
Emanuele, cosa s’intende esattamente per “Fit Test” degli APVR e qual è il suo obiettivo principale?
Emanuele Morbidoni: “Il Fit Test è la prova di tenuta e aderenza che verifica la reale rispondenza tra il facciale di un Dispositivo di Protezione delle Vie Respiratorie (APVR) e la conformazione anatomica del volto del singolo lavoratore.
L’obiettivo primario è semplice ma vitale: garantire che l’aria inalata dall’operatore passi esclusivamente attraverso il filtro o il sistema di filtrazione, azzerando i trafilamenti di aria inquinata lungo il bordo di tenuta. Ogni viso è unico per forma, dimensione e tratti somatici: la stessa maschera che garantisce una tenuta perfetta alla persona A potrebbe essere completamente inefficace sulla persona B.”
| Gli obiettivi chiave del Fit Test |
| Verificare la tenuta tra facciale e volto del lavoratore |
| Individuare la taglia e il modello di maschera idoneo |
| Azzerare i trafilamenti di aria inquinata dai bordi |
| Addestrare l’operatore al corretto indossamento (donning) |
Qual è il quadro normativo di riferimento che disciplina l’obbligo del Fit Test in Italia?
Emanuele Morbidoni: “Il punto di partenza è sempre il D.Lgs. 81/08 (Testo Unico sulla Sicurezza), in particolare l’Articolo 77, che impone al Datore di Lavoro l’obbligo di fornire DPI adeguati e di assicurare la formazione e l’addestramento pratico per i DPI di III Categoria, categoria a cui appartengono gli APVR.
Ma il vero pilastro tecnico in Italia è la norma UNI 11719:2018 (Guida alla scelta, all’uso, alla cura e alla manutenzione degli apparecchi di protezione delle vie respiratorie). Questa norma stabilisce in modo chiaro che la prova di tenuta (Fit Test) è obbligatoria per tutti gli APVR a tenuta sul volto (facciali filtranti FFP1/FFP2/FFP3, semimaschere e maschere a pieno facciale) prima dell’utilizzo sul luogo di lavoro.”
Quali sono le principali tipologie di Fit Test utilizzate? Come funzionano?
Emanuele Morbidoni: “Esistono due metodologie principali riconosciute dalla norma UNI 11719: il test Qualitativo e il test Quantitativo.
- Fit Test Qualitativo (QLFT):
- Come funziona: È una prova soggettiva. Il lavoratore indossa la maschera all’interno di un cappuccio di prova e viene nebulizzata una sostanza innocua ma con un sapore/odore molto marcato (solitamente Bitrex per il sapore amaro o Saccarina per il dolce).
- Esito: Se il lavoratore percepisce il sapore/odore mentre esegue una serie di esercizi specifici (parlare, piegarsi, respirare profondamente), significa che c’è un trafilamento e la prova è fallita.
- Ambito: Utilizzato principalmente per facciali filtranti monouso e semimaschere.
- Fit Test Quantitativo (QNFT):
- Come funziona: È una prova oggettiva misurata strumentalmente tramite un apparecchio (come il PortaCount). Lo strumento misura numericamente la concentrazione di particelle all’esterno della maschera e la confronta con la concentrazione all’interno del facciale.
- Esito: Calcola un valore matematico preciso chiamato Fattore di Fit (Fit Factor). Se il numero supera la soglia prevista dalla norma (es. Fattore 100 per le semimaschere, 2000 per le maschere pieno facciale), il test è superato.
- Ambito: È il metodo più preciso, indispensabile per le maschere a pieno facciale e per gli ambienti ad alto rischio.”
| QUALITATIVO (QLFT) | QUANTITATIVO (QNFT) |
| Valutazione soggettiva | Valutazione oggettiva |
| Basato su sapore/odore | Misurato con strumento |
| Adatto a FFP e semimaschere | Calcola il “Fit Factor” |
| Esito: Passa / Non passa | Indispensabile per pieno facciale e altri rischi |
Durante l’esecuzione dei test, quali sono le principali problematiche o fattori di errore che riscontrate più spesso?



Emanuele Morbidoni: “Il nemico numero uno della tenuta è la barba. La presenza di barba, baffi non ben curati o persino una ricrescita di poche ore (la cosiddetta ‘barba incolta di 24 ore’) interpone dei peli tra il silicone/gomma della maschera e la pelle. I peli creano micro-canali attraverso cui i contaminanti passano liberamente. Regola ferrea: per fare il Fit Test e indossare l’APVR bisogna essere perfettamente rasati.
Altre problematiche comuni includono:
- Uso imperfetto dei cinghiaggi: Stringere troppo o troppo poco le cinghie può deformare il facciale e causare perdite.
- Interferenza con altri DPI: Occhiali da vista/sicurezza, elmetti o cuffie antirumore che spingono sui bordi della maschera facendola staccare dal viso.
- Cambiamenti morfologici del lavoratore: Un importante aumento o calo di peso, chirurgia facciale o cicatrici recenti sul bordo di tenuta alterano l’aderenza.”
Con che frequenza periodica va ripetuto il Fit Test?
Emanuele Morbidoni: “Il Fit Test non è un evento unico nella vita lavorativa. La norma UNI 11719 definisce la scansione temporale:
- Prima del primo utilizzo: Sempre obbligatorio prima di assegnare la maschera all’operatore.
- Frequenza Periodica: Il test va ripetuto almeno una volta all’anno (o secondo le tempistiche definite nella valutazione dei rischi aziendale).
- Invia di Straordinaria Amministrazione: Il test deve essere ripetuto immediatamente se:
- Si cambia modello, marca o taglia di APVR.
- Il lavoratore subisce rilevanti variazioni di peso corporeo.
- Si verificano interventi odontoiatrici o chirurgici facciali importanti.
- Il lavoratore segnala infiltrazioni o scarso comfort.”
Emanuele, un messaggio conclusivo per datori di lavoro e responsabili della sicurezza.
Emanuele Morbidoni: “Il Fit Test non deve essere visto come una formalità burocratica o un costo aggiuntivo, ma come una garanzia di protezione reale. Un APVR di altissima qualità senza Fit Test è solo un’illusione di sicurezza. Testare l’aderenza significa proteggere i polmoni dei lavoratori e assicurarsi che la sera tornino a casa sani e salvi.”
Checklist di Sintesi per l’HSE Manager: Programma Fit Test APVR
- [ ] 1. Identificazione degli APVR: Censimento di tutti i facciali a tenuta usati in azienda.
- [ ] 2. Verifica della Rasatura: Lavoratori rasati a fresco il giorno del test e dell’utilizzo.
- [ ] 3. Scelta del Metodo: Selezione tra Qualitativo (QLFT) e Quantitativo (QNFT) in base al tipo di maschera.
- [ ] 4. Compatibilità DPI: Esecuzione del test con indossati anche gli altri DPI operativi (occhiali, elmetto).
- [ ] 5. Documentazione: Archiviazione del rapporto di Fit Test firmato nel fascicolo individuale.
- [ ] 6. Scadenzario Annuale: Programmazione del re-test a cadenza massimo 12 mesi.
Emanuele Morbidoni
